Polistrocche (1)

Questa storiella in rima inaugura una serie (non lunghissima, non preoccuparti) di filastrocche politiche. Politiche perchè nate come scritti "d'occasione", sulla scia di forti emozioni che, nonostante tutto, alcuni fatti socialmente rilevanti (mi) sanno ancora dare.

Questa, in particolare, era stata scritta al tempo in cui l'allora presidente del consiglio cianciava sulla supposta superiorità dell'occidente. Mi sembra tristemente tornata di moda...

Tuttavia il mio intento, questa come le altre, è di parlare da un angolo un po' più ampio, di fare delle favolette con una morale, se non universale, almeno generale.
Si parva licet componere magnis, mi piace pensarle un cocktail fra Esopo e Brecht.

Questa prima polistrocca è un gioco sull'autoreferenzialità inconsapevole, quella gabbia ideologica in cui tutti, troppo spesso, siamo imprigionati: odio i violenti; li picchierei tutti!


Ha parlato il Presidente
e lo voglio riportare,
se sei un minimo paziente
puoi provare ad ascoltare:

"Appartengo a una cultura
che in millenni si è formata
e la verità matura
che alla fine è risultata
è che nessun uomo al mondo
deve esser superiore;
se capiamo questo a fondo
ed al vero apriamo il cuore
non possiamo non vedere
che in confronto a tutti i mori,
con le loro barbe nere,
noi siam certo superiori!

Poichè siamo tolleranti:
io non tollero davvero
religioni senza santi
che rifiutano il Dio vero.

Poichè tutti siamo uguali:
va estirpata alla radice
ogni causa dei mali
che al terrore fa cornice;
le dirò, se mi consente,
che la causa in questione
è la gente appartenente
a diversa religione.

Anche qui, chi poi dissente
mostra qualche differenza
con il resto della gente
che ho convinto con pazienza.
Per risolvere il problema
io, fedele ai miei ideali,
sopprimendo chi è diverso
farò tutti infine uguali."

Detto questo il Presidente
si è diretto alla vettura
che è partita dirompente
divorando la pianura (;-).
Sulla macchina ormai in corsa
che mi ha quasi trucidato
ho veduto, ma di scorsa,
il ministro già abbracciato
ad un noto finanziere,
visto già in televisione,
molto ricco di ogni avere,
ma di un'altra religione.

Ho pensato, per davvero,
che poi, in fondo, l'uguaglianza
non è un fatto di pensiero
ma di aver piena la panza.

 

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